I consigli di Occhio Tecnico | L’intervista di Montemagno a Julio Velasco

I consigli di Occhio Tecnico | L’intervista di Montemagno a Julio Velasco

Vivere di sport, significa anche leggere, ascoltare, respirare di sport. Per questo motivo, oggi volevamo consigliarvi l’intervista di Marco Montemagno Julio Velasco: un grande spaccato sul ruolo dell’allenatore, inteso come guida tecnica ed emotiva di una squadra. Le abilità di leadership che un tecnico deve avere sono molte, anche nel calcio, per cui sentire parlare una leggenda dello sport come l’allenatore argentino può solamente essere un motivo di crescita personale.

Julio Velasco, un compositore di uomini

Un argentino in Italia, che guida una nazione intera ed indica la retta via. Non si sta parlando di Jorge Mario Bergoglio, che a trent’anni di distanza compirà lo stesso viaggio da Buenos Aires all’Italia, ma di Julio Velasco. Uno con un nome da pittore iberico, che però è un compositore. Un compositore di uomini, suonati come note per creare un’armonia di movimenti fino a raggiungere la musica: quella dell’inno Italiano, cantato molto spesso dal gradino più alto del podio. L’argentino, fin da studente universitario, inizia la carriera di allenatore di pallavolo. Uno sport in cui entrambe le squadre non vogliono che il pallone tocchi terra, che interrompa quel sogno infinito dell’uomo, che smetta di volare. Trasformare sogni in realtà è solamente una delle tante doti di Julio Velasco: alla guida della Nazionale Italiana ha vinto tre Europei e due Mondiali, oltre a cinque World League e molto altro. Nell’intervista con Montemagno, il tecnico argentino ha rivelato alcuni aspetti della sua forma mentis e di quello che cercava di esaltare nell’animo dei propri atleti.

L’intervista: il ruolo dell’allenatore secondo Velasco

Nel corso della rubrica ‘4 chiacchiere’, Marco Montemagno ha intervistato anche Julio Velasco. L’argentino attualmente è Direttore Tecnico del settore giovanile per la Federvolley italiana, ma è stato il più grande commissario tecnico della storia della Nazionale azzurra ed uno dei più vincenti della storia della pallavolo. Dall’intervista traspare molto bene lo straordinario talento comunicativo di Velasco che, con quell’accento argentino, parla con parole semplici che sanno andare dritte al punto. Non a caso, in una delle battute iniziali l’ex CT afferma: “Mi sono sempre preoccupato del messaggio: non è importante quello che dici, ma quello che arriva. Questo vale in particolare per il ruolo dell’allenatore, perché in allenamento è importante parlare con poche parole, concetti brevi e semplici che orientano i giocatori”. Le competenze comunicative sono, da sempre, uno dei punti di maggiore importanza per un allenatore.

Un altro aspetto molto interessante su cui si sofferma Velasco sono le doti emotive di un giocatore. “I giocatori grintosi, sicuri di sé sono oro colato. Perché quello non solo serve durante la partita, ma chi è sicuro di sé impara più in fretta. Infatti, adesso che lavoro nel settore giovanile ho inserito anche questo aspetto da ricercare nei giocatori”. Il cambio di contesto, però, potrebbe incidere moltissimo: alcuni giocatori sono degli assoluti fuoriclasse in allenamento, ma poi non riescono ad incidere durante le gare ufficiali. “Questo perché la parte emotiva è determinante, ormai si parla anche di intelligenza emotiva. A volte, quindi, è necessario dare una ‘spinta’ ai propri giocatori. Una cosa che ho imparato è che non bisogna mai dire a qualcuno che sta cercando di imparare qualcosa che questa sia facile. Io ai miei giocatori dico: guarda, non è facile, ma ci arriviamo insieme. I giocatori, in questo senso, sono come le donne: vanno sedotti. Bisogna trovare cosa li smuove, quale tasto battere per ottenere il meglio da loro. L’errore più grande, in ogni caso, è non fare nulla”.

Per stimolare i giocatori, poi, si torna al discorso precedente e cioè all’importanza delle doti comunicative. Montemagno, infatti, ha chiesto all’ex CT se si preparasse dei discorsi prima delle grandi finali: la risposta dell’argentino è stata tutt’altro che banale. “Innanzitutto quei discorsi bisogna dosarli bene, perché se uno li fa troppo spesso perdono di efficacia. Quei discorsi durano più o meno mezzo set, dopo subentrano i valori della squadra, la sostanza. Da una parte me lo preparavo il discorso, dall’altra lo calibravo in base alle facce dei giocatori: se li vedevo troppo su di giri ci andavo piano, perché altrimenti la squadra rischia di andare fuori giri”.

Un ultimo aspetto che vogliamo riportare, prima di lasciarvi all’intervista completa, è l’approccio alla sconfitta di Julio Velasco. “Cambia molto dal tipo di sconfitta e dal tipo di avversario. Se deriva dal fatto che non abbiamo dato tutto, con me sono cavoli amari. Io lo dico dal primo giorno: se siete in difficoltà e avete un problema io sono al vostro fianco, se voi non ce la mettete tutta è guerra. Non accetto che non si ottenga ciò che dipende dalla volontà. Sono molto comprensivo se non ci riusciamo, ma non sono per niente comprensivo se non ci proviamo. Nello sport, poi, non basta fare le cose bene: perché può arrivare qualcun altro che fa le cose ancora meglio e si perde. Io ai miei giocatori non chiedo di dare sempre il 100%. Ci sono giornate in cui si può dare solamente cinque, nessun problema, però bisogna dare tutto quel cinque, non accetto il quattro”. Come sempre, infinito ed immenso Julio Velasco. Di seguito trovate l’intervista completa con Montemagno.

Lascia un commento

Torna in alto