Musa Juwara | Quando il talento arriva da lontano

Musa Juwara | Quando il talento arriva da lontano

La sfida di ‘San Siro’ fra Inter e Bologna ha avuto un protagonista inatteso: Musa Juwara, sbarcato a Messina il 10 giugno del 2016.

Ancora una volta, quando meno ce lo si aspetta, lo Sport ci ricorda quanto può essere magico: il goal di Musa Juwara contro l’Inter è valso molto di più del momentaneo 1-1 del Bologna. La storia dell’attaccante classe 2001, infatti, è una di quelle favole tutte sportive che riescono ad arrivare dove politici, filosofi e accademici non riescono, o quantomeno ci riescono dopo. La vittoria degli emiliani a ‘San Siro’, in inferiorità numerica, è arrivata con le reti di Musa Juwara e Musa Barrow che, oltre avere l’ispirazione nel proprio nome, hanno entrambi origini gambiane. Un incrocio del destino partito circa 26 anni fa in Gambia con il golpe di Yahya Jammeh, che ha dato origine alla dittatura che ha tenuto il paese africano sotto scacco per 22 anni.  Musa Juwara è scappato dal Gambia a soli 14 anni, insieme al fratello, ed è sbarcato a Messina nel giugno del 2016: un viaggio della speranza che ha trovato rifugio in un campo da calcio.

Juwara e Barrow: la Musa è il Gambia

Il Gambia è il più piccolo dei paesi africani, ma ha subito una delle più grandi e violente dittature del continente nero. Il 22 luglio del 1994 Yahya Jammeh, un militare-stregone che ritiene di avere poteri taumaturgici in grado di curare l’infertilità, ha destituito il presidente in carica instaurando la sua dittatura. Il Presidente della Repubblica destituito era Dawda Jawara: l’uomo che nel ’65 è riuscito ad ottenere l’indipendenza del Gambia. Il dittatore nel corso del suo regime si è sporcato di innumerevoli crimini, politici e non solo: Jammeh era solito imprigionare, esiliare e talvolta anche uccidere i propri oppositori politici ed i giornalisti non allineati. Da questo Gambia nel 2015 è fuggito Musa Juwara, rifugiandosi in Senegal con il fratello. Proprio grazie al lavoro nei campi del fratello, i due Juwara si sono potuti permettere il cosiddetto viaggio della speranza: stipati in un barcone sono salpati dalle coste senegalesi, in cerca di un orizzonte in cui oltre al sole sorge anche il futuro. Il 10 giugno del 2016, insieme ad altri 535 profughi, Musa è sbarcato a Messina dove è stato accolto dalla Croce Rossa Italiana.

Dalla Sicilia, il suo viaggio è continuato fino a Potenza, dove ha trovato ospitalità in un centro di accoglienza. In Basilicata Musa Juwara ha ripreso a giocare, un lusso che gli mancava da molto tempo, e lo ha fatto con la sua grande passione: il calcio. La vitalità del gambiano si è riversata anche sui campi da gioco ed è bastato poco tempo prima che la Virtus Avigliano lo notasse. Le difficoltà nel far giocare un minore extracomunitario non accompagnato sono state superate grazie a Loredana Bruno e a Vitantonio Suma, che ne sono diventati genitori affidatari. Vitantonio era anche il suo allenatore e, proprio per questo, si può dire che è stato il calcio a dare rifugio a Musa Juwara. Nel giro di pochi anni la carriera del gambiano classe 2001 ha preso il volo: nel gennaio del 2018 è diventato un giocatore del Chievo Verona, con il quale ha esordito in Serie A nel maggio del 2019. L’estate scorsa, con i clivensi retrocessi in Serie B, il Bologna ha fiutato l’affare ed è riuscito ad assicurarsi le prestazioni di Juwara. Nel frattempo, in Gambia, la situazione politica è mutata: la volontà popolare di chiudere la dittatura di Yahya Jammeh si è tradotta nella vittoria delle elezioni da parte di Adama Barrow. Anche in Gambia, come nella sfida fra Inter e Bologna, dopo Musa Juwara la vittoria è arrivata nel nome di Barrow.

Il primo goal in Serie A di Musa Juwara

Al 74′ minuto della sfida fra Inter Bologna, un’azione insistita sulla corsia mancina si è tramutata in una palla che è carambolata verso il limite dell’area nerazzurra: Musa Juwara ci si è avventato sopra con tutta l’energia che aveva in corpo e con il sinistro ha battuto Handanovic. Il primo goal in Serie A del classe 2001 è arrivato in una partita che sembrava destinata a tutt’altro finale, con i nerazzurri in vantaggio e gli emiliani in dieci uomini. Nell’esultanza di Musa Juwara c’è tutta la sua storia. In quella corsa a braccia spalancate c’è il Gambia che si è liberato di una dittatura, ci sono Loredana e Vitantonio Suma che gli hanno dato un futuro e c’è il Bologna di Sinisa Mihajlovic, un altro che conosce bene cosa significhi lottare per la propria vita. La storia di Juwara, in un società che prosegue la propria battaglia al razzismo, è un esempio di quanto infinito possa essere lo Sport.

Lascia un commento

Torna in alto