I consigli di Occhio Tecnico | “Dario Hübner, mi chiamavano Tatanka”

I consigli di Occhio Tecnico | “Dario Hübner, mi chiamavano Tatanka”

Il consiglio di Occhio Tecnico di questa settimana è l’autobiografia di Dario Hübner “Mi chiamavano Tatanka”: il bomber di provincia per eccellenza.

La storia calcistica e personale di Dario Hübner è di quelle che stuzzicano le corde dell’anima, perché ti ricorda il profumo di casa. La vicenda di quello è considerato il bomber di provincia per eccellenza racchiude tanti aspetti in comune con tutti gli appassionati di calcio, che da bambini trascorrevano giornate intere ad inseguire un pallone. Hübner da bambino non era un fuoriclasse, uno di quei talenti che bloccano città intere per ammirarli, ma era comunque molto bravo nello sport più praticato nel paese. Il suo modo di essere un po’ sgraziato lo ha ereditato dal Borgo Zindis, il quartiere popolare in cui abitava: in quell’ambiente non conta l’eleganza, ma l’efficacia, anche con un pallone fra i piedi. Gli esordi nel mondo del calcio li ha vissuti con la maglia della Muggesana, ma in quanto a settori giovanili l’attaccante fa un’interessante analisi: “Gli allenatori specializzati non esistevano, niente lavoro di coordinazione, niente tattica, niente tecnica. Tutto quello che ho imparato a livello di protezione della palla, l’ho imparato nelle partitelle fra bambini in strada, nelle piazze e sui campi di terra battuta“. Il calcio di strada ha formato letteralmente intere generazioni di calciatori, come ha ribadito anche Johan Cruyff.

Come Dario Hübner

“In questo mondo ch’è pieno di lacrime, io certe volte dovrei fare come Dario Hübner” (Calcutta)

Nel libro, Dario Hübner rivela che una delle figure chiavi della sua carriera è stato Francesco Guidolin. L’ex tecnico dell’Udinese ha iniziato la propria carriera da allenatore al Fano, dove in quel momento giocava ‘Tatanka’. “Guidolin, per quanto mi riguarda, è stato il primo allenatore in assoluto con cui si lavorava anche a livello tattico. Fu con lui che sentii per la prima volta termini come ‘uscita dalla difesa’, ‘quattro dietro’, ‘movimento e taglio’. Studiava e ci credeva. Curava ogni mino dettaglio, spiegandoci cosa fare in fase difensiva ed in fase offensiva. Mi ha fatto capire quanto fosse importante comprendere le diverse situazioni di gioco. Fu con lui che diventai il mago della mezzaluna”. In questo passaggio Hübner sottolinea l’importanza di un allenatore nella crescita di un calciatore: trovare figure capaci di migliorare i ragazzi a livello tattico, tecnico e mentale fa spesso una differenza enorme nella carriera di un giocatore. I miglioramenti tattici assorbiti dalla gestione Guidolin, hanno portato Dario Hübner ad essere pronto per gli scatti di carriera che aveva davanti: a Cesena, ad esempio, ha saputo imporsi come capocannoniere del campionato di Serie B nella stagione ’95/’96 mettendo dietro un giovane Montella.

Anche l’esordio in Serie A, arrivato all’età di 30 anni con la maglia del Brescia, è una perfetta metafora di Dario Hübner: un uomo ordinario che ha avuto una vita straordinaria. Il suo debutto nella massima divisione italiana è arrivato il 31 agosto del 1997 a ‘San Siro’ contro l’Inter, la squadra per cui tifava da bambino. Quella partita è particolarmente cara ai tifosi nerazzurri, perché il debutto di Hübner non era certo il più atteso di quella giornata: era la prima volta che il ‘Meazza’ vedeva in campo Luis Nazario de Lima, detto Ronaldo. Il debutto dell’attaccante delle ‘Rondinelle’ sembrava essere adombrato da un nuvola brasiliana, ma il primo a fine sul tabellino dei marcatori fu proprio Dario Hübner. Ancora una volta, la riscossa della classe operaia italiana: nessuno più di Hübner è riuscito ad incarnare lo spirito mai domo e l’operosità di una così grande fetta di Paese. Quella partita, poi, la vinse l’Inter con una doppietta di Recoba perché alla fine la classe operaia non vince mai: però, come Dario Hübner lascia il segno.

La storia di vita e le storie di calcio raccontate in questo libro sono un ottimo motivo per leggerlo, ma il messaggio di speranza che contiene è ancora più importante. Ora più che mai, infatti, i ragazzi hanno bisogno di avere fiducia nel futuro e di credere nei propri sogni. In questo senso, Dario Hübner è la prova che i sogni possono avverarsi: “Certe volte dovrei fare come Dario Hübner, canta Calcutta. Non so se qualcuno dovrebbe fare proprio come me, non sono nessuno per dirlo. Di certo, tutti possono farcela: è capitato a me e può accadere a chiunque. Parola del Bisonte di Muggia, parola di Tatanka”.

Se volete leggere il libro di Dario Hübner “Mi chiamavano Tatanka” qua sotto vi lascio il link.

Lascia un commento

Torna in alto